una stazione affollata fluisco tra le calli scivolo nel silenzio del deserto ascolto una sinfonia d'anime che cercano gioia piena alla tua presenza forte di te, re umiliato corro incontro alla mia storia salvata oggi danziamo nudi e vuoti il treno attende il ritorno dal deserto per portarmi dove, ancora insieme, cammineremo
rumori silenti pervadono queste giornate un letargo non annunciato arrivato dal nulla di quella luce che si riflette nelle sue ombre un sobbalzo mi ricordo che presto arriveranno gli ospiti oleo per bene le mie mani per impastare gli ingredienti della festa cerco la ricetta per non sbagliami non la trovo invento creativamente e criticamente fuori un cieco sole lotta con il suo ghiaccio e mi ricorda che mangerò quanto preparato senza la dovuta cottura il silenzio eleborerà e digerirà il grasso passato si depositerà dove non vorrò servirà tanto moto e tante emozioni per smaltirlo tutto ma oggi non è tempo di bilanci
a quelle consapevolezze mature che mi balenano nella testa spesso non riesco a dar forma. le sensazioni mi uniscono e allo stesso tempo separano un qui e un "da qualche altra parte" per portarmi su nuovi passi di sentieri già battuti. capita di rado che la vita mi scorra davanti e io sono lì a catturarla, contenerla tutta o almeno una parte consistente, o meglio la parte più impalpabile ma la più genuina, fatta di scambi, svelamenti, tam tam empatici, un capire senza agire e, ancor di più, un agire capendo. questo generare vita dal morire, questo ripulire i vecchi ingranaggi arruginiti con olio di fede e ragione. qui e ora danza la vita, la guardo, mi emoziono ancora. è sinuosa e sicura la vita, propositiva e impercettibile, eppure la vedo, la vedo in modo chiaro. mi stringe, mi chiede di ballare ancora, di esserci quando si proveranno le nuove scene di uno spettacolo che non viene inscenato ma vissuto. ballo e vivo con te, vita. il cartellone è fitto di appuntamenti e dal palcoscenico emergono, senza soluzione di continuità, luci ed ombre che sono tutte parte di una stessa salvifica scena. non è un volo questo ma un dare forma al vento che mi precede. un trovare piennezza dentro il mormorio di un soffio leggero.
metto da parte per qualche minuto la frenesia di questo ottobre e cerco di ricomporre una serie di sensazioni che stanno lì, in qualche parte recondita di me e che mi chiedono a gran voce di uscire.
non ho avuto molta voglia di scrivere qui in questi giorni mondani, anche oggi sono stato stimolato dalla mia Carosella a farlo, ma niente. poi arriva per caso un brano ed ecco si attivano una serie di sinapsi che portano dritti al centro della questione.
il brano in questione è "il mondo nuovo" di neffa. l'ho sentito per la prima volta su un treno che mi portava da roma a casa, era un lunedì di settembre del 2006 ed avevo da 2 giorni conosciuto un ragazzo di cui mi sarei innamorato, rivoluzionando per un po' di tempo la mia vita. la canzone parla proprio del cambio di prospettive che un innamoramento porta con se. quelle sensazioni di rinascita, risalita, ripresa, cullate da note e parole di questa canzone, mi hanno accompagnato per lungo tempo.
il tema dell'innamoramento è molto presente nelle discussioni con le persone che mi stanno vicino visto l'alevato tasso di love affairs che si sono instaurati in questo periodo. da buone persone adulte si cerca di snocciolare teorie, costruire protocolli comportamentali, creare corazze di razionalità ma, at the end of the day, l'unica spia sana, veritiera e infallibile, anche se pericolosissima, è quella della pancia che borbotta, delle viscere che friggono, del cuore che si "gonfia". tutto il resto sono fiabe!
detto ciò, questo è un periodo in cui sono particolarmente lupo selvatico, corazzato da una solida barriera di razionalità, per la prima volta sto bene in questa situazione ma ci tenevo a dire che innamorarsi rimane sempre un guardarsi attorno e vedere con gli stessi occhi un mondo nuovo.
scusate, ma per il momento torno al mio delirio...voi intanto ascoltatevi neffa!